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Elisa Santoni- Capitano della nazionale di ginnastica ritmica - foto di Alessandro Squassoni

Ringrazio Marco Taglieri di Sportag.it, autore dell’intervista, per averne concesso la pubblicazione.

Perché ti sei avvicinata alla ginnastica ritmica? 

«Mi sono avvicinata alla ginnastica ritmica all’età di 5 anni per il piacere di fare sport accanto ad una mia amica…pian piano questa disciplina è entrata nella mia quotidianità. Dapprima come gioco, come valvola di sfogo e come modo ideale, costruttivo e formativo per riempire il mio tempo libero; poi è divenuta passione e parte fondamentale della mia vita».

Ricordi il tuo primo giorno in pedana? Me lo descrivi?

«Mi sono avvicinata allo sport praticando nuoto come mio fratello, ma quando quel giorno varcai la soglia della palestra sentii subito l’ambiente che mi circondava familiare… mi piaceva, mi faceva stare bene, e non mi intimoriva… ero sempre accanto alla mia amica Giulia e con lei ho iniziato a cimentarmi con i primi esercizietti base di ritmica. Quell’ambiente lo sentivo mio, la pedana l’ho vista da subito una sorta di valvola di sfogo, capace di farmi divertire ed esprimere ciò che non riuscivo a trasmettere a parole».

Come ti descrivi caratterialmente?

«Mi ritengo una ragazza solare, positiva, riservata, una ragazza dinamica, con entusiasmo e voglia di mettermi sempre alla prova, tenace e testarda, talvolta permalosa».

La ginnastica ritmica ti ha un po’ cambiato? Cosa ti ha insegnato in particolare?

«La ginnastica ritmica è stata per me maestra di vita. Mi ha arricchita di esperienze meravigliose e ha fortificato il mio carattere, insegnandomi il significato della parola sacrificio, mi ha fatto provare delusioni ma anche infinite soddisfazioni, mi ha insegnato a non abbattermi, a rialzarmi sempre, a considerare gli ostacoli nuove sfide e le sconfitte nuove opportunità di miglioramento, mi ha fatto visitare posti che mai avrei creduto di vedere, conoscere persone meravigliose e instaurare amicizie sincere che vanno al di là dello stare insieme nel percorso sportivo, mi ha insegnato a guardare avanti e sempre verso nuovi orizzonti facendo dell’umiltà il pane quotidiano, mi ha trasmesso valori fondamentali per la vita, mi ha resa consapevole del fatto che non c’è vittoria senza fatica e che indipendentemente da ogni risultato, le vere lacrime di gioia escono quando sai di averci messo l’anima».

Dovessi dare 3 consigli a una giovanissima aspirante ginnasta, cosa le diresti?

«Dovessi dare consigli a una giovane ginnasta le direi di porsi dei piccoli traguardi personali cercando giorno dopo giorno di raggiungerli senza mai guardare troppo lontano, le direi di avere pazienza, di credere in se stessa cosciente sempre delle proprie capacità, e infine le direi di lavorare con costanza e passione rimanendo sempre umile. L’umiltà fa di un atleta un vero campione».

Hai vinto tantissimo: quale trionfo ti ha dato la maggiore soddisfazione?

«Credo che le olimpiadi indipendentemente dal colore della medaglia abbiano un fascino particolare e facciano vivere emozioni uniche che nessuna gara è capace di trasmettere, ma se parliamo di trionfi che hanno dato maggior soddisfazione il mio pensiero va ai Mondiali, i primi dopo la delusione pechinese, quella medaglia d’oro vinta a Miè ha riscattato il torto subito l’anno precedente in oriente, ci ha dato nuova fiducia nelle nostre capacità e ha rappresentato un nuovo punto di partenza, una marcia in più che ci ha fatto rimanere sulla vetta più alta del mondo per tre anni consecutivi».

Elisa Santoni con Chiara Ianni – Squadra Nazionale di Ginnastica Ritmica foto di Alessandro Squassoni

Sei d’accordo con chi dice che c’è ancora troppa “invadenza politica” nel mondo della ginnastica ritmica?

«Il problema che affligge la nostra disciplina è lo stesso di tutti quegli sport in cui la valutazione della prestazione non è data da un fotofinish, ma vi è una percentuale di giudizio soggettivo, errori e ingiustizie in questi anni ci sono stati e provarli sulla propria pelle fa ancor più male, soprattutto quando sai di aver dedicato la tua vita per quei due minuti e mezzo in pedana. Sono d’accordo con chi dice che ci sia invadenza politica, i paesi dell’est hanno una tradizione che permane nel tempo, una scuola valida che è stata esportata e che crea una forma di sudditanza psicologica. Questo ha fatto sì che noi per raggiungere certi risultati abbiamo sempre dovuto rasentare la perfezione esecutiva senza mai permetterci di sbagliare. Siamo riuscite ad imporre un nostra scuola e a creare un modello, questa è per noi la soddisfazione più grande».

Un momento particolarmente triste della tua carriera.

«Fortunatamente nella mia carriera sportiva ho provato molte più soddisfazioni che delusioni, il mio momento più triste è legato comunque alle Olimpiadi di Pechino: con due esercizi pressoché perfetti ci siamo viste relegate ai piedi del podio da una classifica che ha favorito il paese ospitante, una delusione difficile da accettare ma che reputo mi abbia fortificata dandomi un nuovo stimolo per il prosieguo della mia carriera».

Le parole di Vanessa Ferrari hanno fatto a dir poco scalpore: cosa pensi a riguardo? La conosci personalmente? Pensi che abbia realmente detto ciò che è stato scritto? Se sì, cosa le diresti?

 «Non conosco molto bene Vanessa e sinceramente non ho molto da dirle. Noi solo sappiamo i nostri sacrifici e quanta fatica e sudore siano nascosti dietro quei due minuti e mezzo in pedana in cui con un sorriso stampato sul viso tutto sembra semplice come un “balletto”. Le sue parole non mi hanno toccata né ferita, mi dispiace solo siano parole che escano da una ragazza che non ha mai assistito ad un nostro allenamento, che appartiene alla nostra stessa federazione, e che è una giovane atleta che dovrebbe conoscere bene i valori dello sport, e quanta dedizione e passione ci siano dietro ogni singolo gesto atletico. Ognuno di noi può avere le sue idee e pensare ciò che vuole, alla fine di tutto reputo che esponendole in questo modo al pubblico, a ridosso di una Olimpiade, l’unica che ci abbia perso come atleta sia lei».

Un pensiero per Fabrizia D’Ottavio e Germana Germani.

«Non conosco molto bene Germana ma vedendo la buona scuola dell’Armonia d’Abruzzo non posso che considerarla un’allenatrice competente e dedita con passione al suo lavoro. Per quanto riguarda Fabrizia, anzi, “Fabry”, posso dire di aver trovato in lei una persona speciale, una grande atleta, umile e forse un po’ testarda come me, caparbia e diligente, riservata ma estremamente dolce, una persona che ha riempito gran parte della mia carriera sportiva e che reputo un’amica anche lontano dalle quattro mura della palestra».

Chiudiamo con un sogno che non hai ancora realizzato, e che ti riservi per il futuro…

«Abbiamo tutti bisogno di un sogno, tiene acceso il nostro cuore e ci dà coraggio di credere nel futuro. Uno l’ho realizzato poche settimane fa partecipando alla mia terza Olimpiade e coronando il tutto con una medaglia, il mio prossimo sogno sarà completare gli studi e prendere la laurea in scienze motorie».