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Mercoledì 03 Gennaio 2019, l’agenzia mondiale antidoping ha confermato che la Russia non ha adempiuto al proprio obbligo di fornire dati alla WADA entro la fine del 2018 e sarà quindi squalificata.

Il divieto risale al 2015

Il divieto di partecipazione della Russia agli eventi sportivi è iniziato nel 2015 dopo che sono emerse prove di doping diffuso da parte di atleti russi.

Tale divieto era stato annullato nel Settembre 2018 da una sentenza del WADA, dopo che la Russia si era ripromessa di fare chiarezza fornendo, entro fine anno, tutti i dati dei laboratori.

Siamo ai margini dell’abisso” – con queste parole il capo dell’agenzia antidoping russa RUSADA, Yury Ganus, ha esortato il presidente Putin ad intervenire.

Non avendo ottenuto nei tempi prescritti nessuna prova, la Russia è quindi stata squalificata.

La vicepresidente WADA, Linda Helleland, ha insistito sulla considerazione rapida della questione del destino di RUSADA. Ha suggerito di non aspettare il momento in cui tutti i membri del comitato esecutivo potessero incontrarsi nella sede dell’organizzazione, ma di tenere una riunione tramite collegamento video. Questo per proteggere gli atleti puliti, come dice essa stessa in un post in Twitter.

Mosca tace e non ha ancora commentato la scadenza. Prima del nuovo anno, il Ministero dello Sport ha dichiarato di aver coordinato con la WADA le opzioni e i materiali per il laboratorio di Mosca e il problema è stato risolto. Il capo del Comitato per la conformità dell’Agenzia mondiale antidoping, Jonathan Taylor, secondo la BBC, insiste sull’importanza di ottenere questi dati da Mosca, anche dopo la scadenza.

A metà gennaio, e forse anche prima, il comitato esecutivo della WADA dovrà decidere se la Russia meriti la completa squalifica per il rifiuto di cooperare dopo essere stata accusata di creare un sistema statale per nascondere il doping.