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foto di Fiorella per ginnastica-ritmica.eu

Bambine. Agonismo o gioco ? A che età iniziare ? Come gestire la situazione ?

L’ iscrizione al corso di ginnastica

Nella maggior parte dei casi l’ approccio con la ginnastica avviene per caso.

Il corso proposto nella palestra della scuola che la bambina frequenta; l’amichetta che già lo ha fatto e che si diverte; la necessità dei genitori di sistemare la figlia per quelle ore. Possono essere molti i motivi che hanno spinto il genitore e la bambina a varcare la porta della palestra per la prima volta.

Un’altissima percentuale di genitori che porta la propria figlia per la prima volta ad un corso di ginnastica ritmica non sa minimamente di cosa si tratta !! E’ risaputo che viene spesso confuso con l’artistica o la danza. Questo perché, ai genitori, in realtà non interessa propriamente quel corso, ma quel corso è stato scelto per altri motivi ( comodità, vicinanza da casa, l’amica che ti prende la figlia post allenamento … ) .

Ma poi cosa succede ?? Perché ad un certo punto il genitore inizia pretendere che la propria figlia  “faccia qualcosa ” ?

Tutte le società organizzano i saggi. Il primo che la bambina affronterà sarà quello di Natale, pochi mesi dopo l’iscrizione al corso. Qui scatta nell’adulto la competizione ! Esatto, nell’adulto ! Alla bambina infatti quello che importa non è competere con le amiche; quello che importa è divertirsi, è vedere felice i genitori e renderli orgogliosi e qui iniziano i problemi…

Ma allora non si gioca più ?

Il desiderio di “essere la più brava” è naturale. Nei bambini questa ricerca avviene a scuola, a casa e in palestra.

Purtroppo spesso sono gli stessi genitori che spingono la propria figlia a cercare di essere la più brava, di essere la migliore. Nella ginnastica ritmica però questo non è così semplice. Non basta voler esser, bisogna anche essere portate.

Trovo abbastanza inappropriata la parola agonismo rivolta a bambine sotto i 10 anni.

Recenti studi hanno dimostrato che un’attività competitiva, specialmente nella ginnastica, è positiva solo se viene affrontata senza lo stress dell’agonismo. Mi spiego:

La bambina ha bisogno di confrontarsi, ha bisogno di esibirsi davanti ad un pubblico per imparare a gestire le proprie emozioni e averne il controllo, MA non ha bisogno di competere.

Come sono positive le esibizioni, gli applausi, la ricerca del migliorarsi per fare una bella figura e piacere a mamma e papà … è controproducente fare una classifica, dare punteggi e podi .

Perché ?

Perché le bambine si sentirebbero delle fallite, frustate per non essere state in grado di “essere le migliori” . Questo porta all’abbandono precoce dell’attività sportiva.

La bambina sotto  10/12 anni, generalmente, non è ancora matura per sopportare un peso fisico e mentale che l’attività competitiva comporta. Sappiamo che a quell’età sono piene di energie, ma dobbiamo stare attenti a non sorpassare quello che possono sopportare. Ne uscirebbero sfinite, esaurite.

Riuscire a vivere lo sport come un qualcosa che aiuti a crescere, a formarsi. Essere consapevoli dei limiti della propria figlia, vedere i pro e i contro dell’attività.

Concludendo

Concludo questo piccolo articolo con una riflessione.

Ogni genitore dovrebbe essere a conoscenza di cosa comporta in realtà l’attività agonistica. Oltre alle numerose ore di allenamento a cui la bambina dovrà sottoporsi ( e poi caro genitore non lamentarti ), la figlia sarà impegnata praticamente più di 11 mesi su 12. I costi da sostenere lieviteranno. Non sempre la bambina sarà felice, anzi spesso sarà in crisi.

Per oggi concludo qui. L’argomento è talmente vasto che potremmo stare ore e ore a parlarne. Prossimamente vedremo di trattarlo nuovamente.