Ginnasta mano cura
Disegno digitale "Ginnasta che Piange" di Asia Citelli -diritti riservati-
Ginnasta che piange di Asia Citelli

Sono queste le parole che ha pronunciato ieri mia figlia, probabilmente, anzi, sicuramente, in sincrono con migliaia di ragazzine a cui il DPCM 24 ottobre 2020 ha spezzato le ali. E proprio il giorno dopo aver sognato in diretta con la Final Six.

Non ho saputo risponderle. L’ho lasciata piangere e l’ho consolata. È questo ciò che può e deve fare un genitore in questi casi pur sapendo che non basta e che, è vero!, la percezione che tutti hanno è che i sogni di tutti questi sportivi, atleti in erba, non valgono niente.

Li abbiamo visti con i nostri occhi allenarsi incessantemente nei salotti delle nostre case, conservando la speranza della riapertura. Abbiamo detto loro di essere forti e che sarebbe andato tutto bene, che le priorità erano ben altre. Abbiamo combattuto in favore della loro ostinazione durante mesi in cui nulla era loro concesso dicendo: -Stai tranquilla, amore, è solo rimandato-

Eppure, eccoci qua, dopo gli adeguamenti, la chiusura di molti centri sportivi, le imprese faticose compiute da allenatori e tecnici, le palestre non concesse per una serie di errori e incertezze burocratici. Siamo tornati al punto di partenza ma con una ferita più profonda e un danno psicologico, oltre che economico, devastante.

Abbiamo vivisezionato il documento formale cercando di trovare un nesso reale tra la crescita dei contagi e le attività sportive con protocolli anti-Covid. Mi arrogo il diritto di dirlo a nome di tutti, sapendo di risultare antipatica: non ce ne sono. Comprendiamo la necessità di chiusure parziali ma non c’è logica in questa scelta e soprattutto non abbiamo letto, nel documento formale, una riga di pianificazione o di presa in carico delle responsabilità da parte delle istituzioni.

Lo sport in Italia è sempre stato considerato anti-econominco

Clavette di ginnastica ritmica - notizie

I sogni dei ragazzi non valgono perché non valgono il loro futuro come individui, la loro salute psico-fisica e la loro crescita formativa.

In Italia, i tassi di sedentarietà dei giovani sono tra i più alti in Europa e questo è, in parte, dovuto al drop out [abbandono precoce, n.d.R.] che inizia già dopo la scuola primaria.  Inoltre, è inopinabile la scarsa valorizzazione data alla pratica sportiva in ambito scolastico.

L’unica possibilità che hanno i nostri giovani di fare sport è determinata dall’esistenza delle associazioni sportive che dopo i recenti provvedimenti riceveranno il colpo di grazia.

Perché ci sembrano inaccettabili queste misure

Partiamo dal presupposto che la voce di chi scrive non è soltanto quella di un operatore di settore, vicino all’associazionismo sportivo e culturale.

Sono un genitore, innanzitutto. Un genitore fa sacrifici economici e organizzativi per consentire ai propri figli di avere un’educazione adeguata e la ginnastica ritmica, così come le altre discipline sportive, fanno parte del progetto formativo che noi tutti intendiamo perseguire per i nostri figli.

Chi ci ripagherà delle spese affrontate? Delle scelte di vita compiute in favore della pratica dello sport? Del danno psicologico arrecato dal continuo tira e molla di concessioni e divieti, regole e impunità per i trasgressori? Nessuno può ripagare tutto questo e non lo pretendiamo.

Siamo disposti a sacrificare parte del patrimonio investito in favore del bene e della salute della comunità. Ma è davvero risolutivo chiedere a noi e allo sport questo sacrificio? Non crediamo che lo sia finché non avremo risolto il problema delle file alle poste, dei trasporti nei grandi centri urbani, della tracciabilità dei contagi in luoghi dove, a differenza di palestre e centri sportivi, non c’è ancora un piano di monitoraggio.

Soprattutto non vediamo più la luce in fondo al tunnel perché nei documenti ufficiali non si accenna a una presa di coscienza della nostra condizione, a una previsione di rientro. Non si accenna all’importanza che lo sport riveste nella psicologia dei giovani.

Siamo tristi e stanchi ma anche un po’ arrabbiati

Per fortuna! Perché vuol dire che forse nutriamo ancora speranza e fiducia. Intanto è certo che ci trascineremo il fardello di danni arrecati da questa ulteriore batosta per molto tempo. E, mi sento di dirlo, abbiamo già fallito come società.

Molte atlete avranno perso competizioni decisive per la loro carriera. Tanti ragazzi e ragazze rinunceranno allo sport. Alcune ASD spariranno del tutto e i giovani delle periferie non avranno altri posti che la strada o un monitor per trascorrere i loro pomeriggi.

ginnasta mano cura rgnews

Nonostante ciò, non possiamo fare altro che sostenerci a vicenda e lavorare accanto alle società augurandoci l’intervento delle Federazioni e che presto qualcuno capisca che lo slogan “lo sport è vita” non è solo retorica. Lo sport è la vita dei nostri giovani eroi.