E’ uscita, da poco più di un mese, la biografia scritta dall’ex atleta ucraina medaglia di bronzo a Rio de Janeiro 2016 Anna Rizatdinova – “My Romance with Sports” .

Non è ancora possibile leggere la versione in italiano di questa biografia, ma spulciando tra Vk, Instagram e articoli vari in lingua originale, sono riuscita ad avere alcune informazioni.

La biografia parla sostanzialmente della vita da atleta di Anna Rizatdinova, dai suoi esordi fino ad arrivare alla tanto desiderata medaglia di bronzo delle Olimpiadi di Rio 2016.

Durante questo percorso Anna ammette che ad un certo punto della sua carriera aveva persino pensato di ritirarsi e abbandonare la ginnastica ritmica.

Vediamo insieme alcuni dei punti trattati in questa biografia

La Crimea è il luogo da lei preferito

L’ex atleta ucraina descrive la Crimea come “ … un luogo sul mare scintillante, la bellezza delle montagne, la snellezza dei cipressi piramidali, i vigneti e i frutteti, l’odore del ginepro e, naturalmente, il sole … “ . Da queste poche parole si evince l’amore che Anna Rizatdinova prova per questo luogo a lei tanto caro.

La sua storia

Anna racconta che quando la madre l’aveva portata in palestra all’età di quattro anni a lei la ginnastica non era piaciuta. Non aveva amato fare tutte quelle manipolazioni per aumentare la sua flessibilità; allora si fece portare a casa e tornò in palestra solo dopo un anno. ( la madre di Anna era un’allenatrice di ginnastica ritmica )

Anna era nata con le gambe storte e i genitori cercavano una soluzione a questo problema . Pensare di fare ginnastica ritmica con questo tipo di problema era quasi impensabile. Per lei fu una vera sfida e sappiamo tutti come è finita, con un bronzo olimpico al collo !

Anna ginnasta, tra diete e sacrifici

Nel libro Anna Rizatdinova racconta come le ragazze della squadra, estenuate dalle continue pesate, decisero di truccare la bilancia per fare in modo che pesasse meno. Per loro il rientro del lunedì voleva dire essere pesate e poi di conseguenza essere sottoposte ad un duro lavoro in palestra per perdere gli etti presi durante il week end.

Un giorno una delle ragazze ridusse a brandelli un foglio di carta e mise all’interno della bilancia i minuscoli pezzettini; subito videro che la cosa poteva funzionare, perché la bilancia indicava quasi 200 gr in meno … fu così che la boicottarono aggiungendo altra carta ed arrivando a “togliere” quasi un kilogrammo !

La paura della Deriugina

Non manca in questa biografia di Anna Rizatdinova la parte dedicata alla scuola Deriugina , “Avevo molta paura di lei. Sudavo persino dalla paura” racconta Anna descrivendo il momento in cui la madre ( da cui lei era allenata) andò a parlare di lei con la Deriugina per decidere il ruolo che avrebbe potuto avere nella squadra della nazionale.

Anna parla poi delle sue giornate presso la scuola Deriugina, dove si entrava in palestra ad allenarsi alle otto e mezza della mattina e si finiva alle sette di sera. Descrive quell’esperienza come una specie di servizio militare, dove le atlete si ritrovarono ad essere piccoli soldatini sotto gli ordini di Albina.

Nella scuola Deriugina non vivi più la tua vita” scrive Anna RizatdinovaSei nella squadra nazionale con uno stipendio e devi dare tutto il meglio. Tutto è soggetto ad una disciplina ferrea. E’ una scuola di sopravvivenza, dove per qualche grammo in più ti fanno saltare finché non lo hai perso.

“L’ Odio per la ginnastica”

Ricordo un caso terribile in cui quattro persone, me compresa, furono punite per il fatto che ci stavamo allenando male sulle scale svedesi … Siamo state mandate alle 12 del pomeriggio, con il caldo, a fare venti giri dello stadio ! “ continua a raccontare Anna nel libro “ Alcune delle ragazze sono cadute, qualcuna si è fermata e si è rifiutata categoricamente di continuare a correre. Ho maledetto tutto nel mondo, ma non mi sono arresa. I miei occhi si stavano oscurando, uno stato di semi-svenimento. Vedo mia madre, che lavorava in quel momento al campo di addestramento come allenatore, e considera questi cerchi infernali. Incapace di sopportarlo, le ho gridato: “Ti odio per avermi dato alla ginnastica!” La mamma me lo ricordò molte volte dopo. Stringo i denti; ho camminato fino in fondo, dall’impotenza non riuscivo nemmeno a piangere, stordita mi sono seduta sull’erba e ho chiuso gli occhi. Non mi alzerò più …

Ireesha Blokhina

Non manca in questa biografia il racconto di Anna Rizatdinova sul suo rapporto con Ireesha. Anna racconta che il lato apparente di Ireesha – morbida tenera e vulnerabile – è solo uno degli aspetti che l contraddistinguono. Blokhina infatti ha un carattere forte; spesso è capitato ad Anna di vederla arrabbiata e di sentirla alzare la voce . “ Ireesha poteva perdonare il mio umore nervoso, la stanchezza, ma non ha mai tollerato un cattivo atteggiamento verso di lei.” racconta Anna che spiega come per l’allenatrice fossero importanti i rapporti umani e di tutto quello che ha fatto Ireesha per riuscire ad essere vicino anche mentalmente.

“Rio, Un sogno diventato realtà”

Il libro si conclude con il racconto delle Olimpiadi di Rio de Janeiro del 2016, dove Anna Rizatdinova ha conquistato la medaglia di bronzo.

Molti pensavano che stessi piangendo perché ero al terzo posto, e non più in alto. No! Ho pianto di felicità ! Ero riuscita ad arrivare fino alla fine.” racconta Anna “ Potevo sentire le emozioni del pubblico, il vociferare della tribuna ucraina. Cominciai a vedere facce, e non riuscii a trasmettere una felicità così sincera. Corsi da Ireesha, mi gettai tra le sue braccia e piansi, perché tutto, tutto, tutto era finito! Ed era finita bene per noi ! Esattamente come volevo. “ …

E adesso non ci resta che sperare di poter leggere questa biografia in italiano !