Posa finale dell'esercizio ai cerchi e clavette, World Cup Pesaro 2021 - Foto di Alessandro Squassoni

Nella messa a fuoco di un esercizio di Ginnastica Ritmica, il primo passo da fare è la ricerca di un brano che faccia muovere qualcosa dentro: un’emozione, una situazione, uno stato d’animo da poter raccontare tra giri, lanci di attrezzi e passi ritmici. Superato questo step, inizia il vero e proprio lavoro di montaggio, ricomposizione, sistemazione e pulizia della routine. Infine, dulcis in fundo, arriva la scelta dell’abito di gara.
Negli ultimi tempi, si è sempre cercato di richiamare con dettagli e disegni particolari ciò che viene citato dalla scelta musicale, in modo tale da avere un maggior coinvolgimento da chi ci guarda.

Azerbaijan sulle note di “La Pantera Rosa”, World Cup Pesaro 2019 – Foto di Alessandro Squassoni
Salome Pazhava in un patriottico nastro, World Cup Pesaro 2019 – Foto di Alessandro Squassoni
Italia nel celebre “Eye of the Tiger”, World Cup Pesaro 2018 – Foto di Alessandro Squassoni

Ed è proprio dell’Italia di cui voglio scrivere.

Con la rivelazione dei propri esercizi che porteranno alle prossime Olimpiadi di Tokyo 2020, la Nazionale Italiana di Ginnastica Ritmica si conferma un’eccellenza per quanto riguarda l’abbinamento del proprio abito di gara – chiamarlo body sarebbe estremamente riduttivo – con la musica e con l’esercizio stesso.

L’esercizio alle cinque palle: spirito di combattimento orientale.

L’entrata in pedana delle Farfalle alla World Cup Pesaro 2021 – Foto di Alessandro Squassoni

Come abili geisha che ballano sulle note dello shamisen, le nostre Farfalle indossano un prezioso kimono bianco e nero, opportunamente disegnato con il lato sinistro sopra il lato destro, decorato da dettagli rossi, rosa e oro, sul brano Ninja di Maxime Rodriguez.

Il kimono, il tradizionale capo d’abbigliamento giapponese, ha una caratteristica forma a “T” e viene realizzato con un unico rotolo di tessuto, solitamente di seta, ma anche lana, lino e cotone. Per indossare correttamente un kimono, è necessario seguire un determinato ordine di vestizione, utilizzando gli accessori appropriati.

Letizia Cicconcelli – Foto di Nicole Guerriero

La parte davanti, divisa dall’obi (la alta cintura che delimita i fianchi), ha sul petto due grossi fermagli dorati, mentre la parte inferiore è decorata da sakura, ovvero rami di ciliegio in fiore che simboleggiano la prosperità, motivo che si ripete anche sul gonnellino posteriore. Un drappo rosa funge sul davanti da eri, il colletto, che prosegue sulla schiena disegnando una scollatura, dove sono raffigurati un acero e un sole rosso, entrambi simboli della cultura nipponica.
La manica nera è decorata da strisce rosse, quella bianca da foglie di acero rosso, alcune delle quali appena staccate dai rami, come mosse dalla brezza.

Martina Centofanti – Foto di Alessandro Squassoni

Informandomi sulla simbologia dei colori nella cultura giapponese, le nostre Farfalle indossano colori importanti, non credo scelti a caso: il rosso simboleggia il sacro e lo spirituale, e in combinazione col bianco rappresenta l’abbinamento cromatico perfetto, simbolo di buon auspicio ed equilibrio; il bianco rappresenta la purificazione spirituale e fisica dell’individuo; il nero identificava la classe dei samurai e ad oggi rappresenta l’eleganza, la serietà e l’esperienza.

Personalmente, trovo questo abito di gara molto azzeccato, non il solito omaggio al Paese ospitante delle prossime Olimpiadi. La complessità, la ricerca del dettaglio anche minuscolo – come la giusta posizione del lato sinistro sul destro, il contrario viene indossato durante i funerali – e la totale capacità di adeguarsi al brano e ai movimenti, fa sì che questo body diventi parte integrante dell’esercizio e può dare maggior coinvolgimento anche ad un pubblico “non esperto”, aiutandolo a capire la famosa storia da raccontare nei due minuti e trenta secondi della durata di un esercizio di squadra.

Cerchi e clavette: la maestosità dell’Albero della Vita.

Collaborazione iniziale di Agnese Duranti, Martina Santandrea e Daniela Mogurean, World Cup Pesaro 2021 – Foto di Alessandro Squassoni

Expo 2015, Milano. Un’immensa struttura troneggia all’interno del Padiglione Italia e regala ai visitatori uno spettacolo di luci e giochi d’acqua, accompagnato da una colonna sonora scritta appositamente per l’evento da Roberto Cacciapaglia.

Il riferimento è immediato: i disegni geometrici sul gonnellino e sulla parte bassa della manica ben rappresentano la chioma dell’Albero della Vita, su tutta la parte alta ritroviamo il tronco e i colori scelti – il bianco e il blu – sono quelli dei momenti clou della scenografia.
Una maestosità tutta Made in Italy, che riporta in auge uno dei momenti più importanti – e stressanti – dell’Italia.

Se il precedente abito di gara è pieno di piccoli dettagli, questo all’apparenza risulta molto semplice. In realtà, visto da vicino, oltre ad essere un body ricchissimo di strass argento e blu notte, si possono notare le ombreggiature delimitanti il perimetro delle forme geometriche, che vanno a donare una certa tridimensionalità al disegno.

Martina Centofanti e Daniela Mogurean entrano in pedana in pieno sincronismo di squadra, World Cup Pesaro 2021 – Foto di Alessandro Squassoni

Paragonabile ad un abito da sera, la base color carne mette bene in risalto la geometricità dell’intera composizione.
Entrambe le scollature sono riempite completamente da strass blu notte di diversa grandezza: le più grandi sono nella zona centrale, mentre le più piccole creano una leggera sfumatura periferica.

Quasi per caso, mi sono accorta di una piccola scritta in corsivo sul braccio sinistro, nell’incavo del gomito: Butterflies.

Dettaglio della manica – Foto di Alessandro Squassoni

La strada per Tokyo può apparire ancora lunga, ma la meta è dietro l’angolo.
Il prossimo appuntamento è il Campionato Europeo di Varna, in Bulgaria, che vedrà competere le nostre Farfalle insieme ad Alexandra Agiurgiuculese, Sofia Raffaeli e la nostra Squadra Junior.

Un ringraziamento speciale va a Licia Tasini, che mi ha aiutato nella parte inerente al kimono.