foto di Alessandro Squassoni

Personalmente ritengo che un’allenatrice debba essere, oltre che tale, anche insegnante, psicologa ed educatrice. Il Covid-19 ha messo a dura prova loro e le loro atlete, ma ha anche fatto capire il reale valore che comporta questo ruolo.

Con la quarantena e le palestre chiuse la brava allenatrice si è adoperata in tutti i modi possibili ed immaginabili per poter stare accanto alle sue allieve.

Molte allenatrici hanno optato per le lezioni on-line, con non poche difficoltà, altre hanno adottato altri espedienti … ma tutte con lo scopo di motivare le proprie ragazze a continuare.

I ruoli dell’allenatrice

L’allenatrice nel ruolo di insegnante ha lo scopo di insegnare alle proprie atlete le difficoltà tecniche della ginnastica ritmica.

Nel ruolo di educatrice l’allenatrice deve educare le proprie atlete alla vita attraverso i sacrifici imposti dalla pratica di questo sport.

La psico/allenatrice ( passatemi questo termine che ripeterò più volte nell’articolo ) deve comprendere le singole capacità di ogni atleta e saper gestire il punto di vista emotivo-relazionale della ginnasta riuscendo a seguirla sia durante l’apprendimento che durante la prestazione, spingendola a superare i suoi limiti e a motivarla per continuare a farlo.

Ecco, giustappunto di MOTIVAZIONE dobbiamo parlare in questo frangente ! Perché mai come in questo periodo le allenatrici si sono trovate davanti a grandi difficoltà.

Motivare le proprie atlete telematicamente è ancora più difficile che farlo nella vita quotidiana della palestra perché manca il contatto fisico. Un gesto, una carezza, un abbraccio .. ma anche una “spinta” ad eseguire meglio il passaggio o la difficoltà.

Dopo un mese e mezzo lontane dalla palestra, molte ginnaste devono essere ancora più spinte a continuare, ad impegnarsi. Qui la psico/allenatrice dovrà dare il meglio di se stessa e trovare le soluzioni.

Valutando l’età media delle atlete con cui le psico/allenatrici hanno a che fare, vediamo che è esattamente l’età critica dell’abbandono: cioè il periodo adolescenziale. Ulteriore scoglio da superare con non poche difficoltà.

Motivare la ginnasta a proseguire gli allenamenti e a migliorarsi sarà quindi un arduo compito, viste le varie incertezze che momentaneamente si hanno sulle future “uscite in gara” .

Le psico/allenatrici dovranno trovare il modo di incanalare le energie delle proprie ginnaste dando loro uno scopo; dando loro un compito che le porterà ad un risultato concreto.

Conoscendo molto bene le vostre atlete saprete quali siano o meno i loro punti di forza e quali invece i loro punti deboli. Focalizzatevi su queste cose. Cercate di capire di cosa ha bisogno in questo momento la vostra atleta; le sue difficoltà nel praticare la ginnastica in questa situazione; ricercate insieme soluzioni per poter proseguire con il suo miglioramento.

Caricatele, sgridatele, correggetele come se la distanza che vi separa non esistesse.

Lo scopo deve rimanere quello di far emergere e tenere a galla i sogni delle vostre ginnaste.

Come fare ?

Come prima cosa ( dato che ancora non sappiamo quanto tempo esattamente dovremo passare lontano dalle palestre ) cercate di non dare troppi stimoli in una volta, ma focalizzatevi solo su uno. Come seconda cosa cercate di tenere alta la curiosità dell’atleta, magari proponendo anche la visualizzazione di esercizi eseguiti dalle campionesse nella ricerca di “ quel qualcosa” da fare e/o copiare. Terza cosa dialogare con l’atleta facendole comprendere i suoi errori e istruendola a ragionare su di essi.

Questo periodo è molto delicato perché da entrambe le parti ci sono problemi. Sarà positivo far presente all’atleta che se supera questo scoglio ne uscirà più forte e più carica per poter affrontare, anche mentalmente, le difficoltà della pedana e della vita.